mercoledì, giugno 09, 2010
venerdì, giugno 04, 2010
sulla possibilità di affidare una trasmissione RAI a SAVIANO:
- "se Saviano è il gigante, meglio nani e ballerine"
- "Saviano di diritto appartiene a questa associazione a criticare e basta"
-"certi spettacoli sono spot per la mafia"
- "la tv pubblica deve avere un ruolo formativo, che ruolo ha Saviano in questo? cosa lo rende piu`importante del ciclo riproduttivo della rana degli alberi della foresta amazzonica?"
giovedì, giugno 03, 2010
Coraggiose, ma che dico... eroiche(!), affermazioni del campionissimo Borriello sul purulento scrittore Saviano, l'ormai celebre vampiro (aspettiamo ancora di capire se comunista o meno) che sfacciatamente continua a fare fortune sparlando e calunniando quel nobilissimo affare tutto italiano chiamato "camorra". Parole così straordinarie da meritarsi una trionfante prima pagina su "Il Giornale".
venerdì, maggio 21, 2010
domenica, maggio 16, 2010
Di energia nucleare si discute con i dati, non con con le opinioni politiche. Non è vero che l'uranio finirà a breve? Non è vero che le centrali di ultima generazione usano tecnologie degli anni 40? Non è vero che l'italia è un luogo ad alto rischio sismico? Non è vero che un costo complessivo del nucleare non è quantificabile a causa delle difficoltà di stoccaggio? (10,20mila anni) Non è vero che il principale esportatore di uranio è la francia? Non è vero che il paese col più alto debito verso la francia è proprio l'italia? Non è vero che gli impianti nucleari sono l'investimento più costoso che si conosca? Non è vero che abbiamo i politici più pagati/vecchi/corrotti del mondo? Tu ne fai una questione di bandiera politica. Personalmente trovo la cosa immatura (per chi vota) ed opportunistica (per chi del voto gode). Forse devi ancora imparare che si può discutere di qualsiasi cosa senza mettere in mezzo la propria appartenenza (anche perché io non ne ho e non ne voglio una). Perché la politica si interessa di tutto. Ma in nulla ha competenze.
venerdì, aprile 02, 2010
Analisi del voto
Banale, ma a trionfare è la Puglia del non voto. Il 37% effettivo non è il 50 ma nemmeno il 20 o 25. In pratica vuol dire che quasi la metà dei pugliesi ha lasciato a meno di un altro terzo di elettori il diritto di scegliere l’uomo che li governerà per altri 5 anni. Assistiti da una legge elettorale che premia lo scontro diretto ( tagliando fuori il 9% dei “neodemocristiani”e lo 0,4% degli inesauribili ma anacronistici e noiosi comunisti), incoerentemente con gli altri metodi di selezione locale (provinciali e comunali) dove il ballottaggio garantisce una visione più ampia e trasparente della volontà popolare.
VENDOLA Malgrado tutti lo avevano previsto, malgrado lo stesso Berlusconi ne fosse certo, non stravince, ma vince comunque. 6 punti e passa, sono sotto le previsioni iniziali ma danno sicurezza e garantiscono solidità al governo.
PALESE al contrario, non perde ma straperde. Una campagna elettorale sciagurata, un possibile vantaggio decapitato sui nastri di partenza. Merito dell’incapacità di accordarsi con un centro che malgrado il trasversalismo e l’ambigua vacuità dei contenuti sfiora i 10 punti. Sintomo di una superbia che, nonostante la mazzata del 2005, stenta a scomparire. Per quest'anno troppo tardi. La pancia piena di Fitto a quanto pare non s’era ancora svuotata del tutto ed il reato reiterato di abulia e pretesa superiorità è stato punito col licenziamento camuffato da dimissioni. Difficile pensare a future soluzioni senza un netto cambio di rotta. O forse credevano davvero che sarebbe stata sufficiente la liturgia parademocristiana di un candidato taumaturgo e piagnone, che invoca il Santo Padre ed osanna le riforme più impopolari e discusse della storia repubblicana? Nel 2010 non è bastato. Il 29 marzo ha sancito la fine della seconda repubblica. Meno potere alle lobby politiche dominanti, più riguardi per le coalizioni piccole, anche se vivaci, ma compatte e vicine alle necessità concrete della gente. Meno interesse alle “grandi questioni nazionali” più attenzione ai problemi locali. Modesti ma sentitissimi: acquedotto pugliese, energia sostenibile. Questi i trionfanti cavalli di battaglia di AMATI. 10mila voti e chapeaux. Ma con un candidato PDL che il giorno dell’elezioni alla dicitura “programma” sul suo sito web portava ancora un tristissimo “in costruzione” è stata una battaglia impari, forse anche indecorosa per la seconda città più popolosa della provincia. Impareranno. Intanto trionfa il federalismo ideologico. Vendola, come Zaia, Cota, Grillo, è il sintomo della rivoluzione che ha scosso il ritmo biologico della Puglia, per troppi anni intabarrata in abiti ormai usurati e trascurati dai suoi stessi governanti. A lui l’arduo compito di ripulirli. La sua prima missione dovrà necessariamente essere quella di riabilitare la credibilità politica. Sua, l’astensionismo ha colpito senza distinzioni e quella di un’intera classe dirigente. Altrimenti vincere senza il supporto della maggioranza degli elettori, sarà un po’ come perdere.
S.R.S.
sabato, marzo 27, 2010
Se non fosse per lo squilibrio evidente, tra il premier che ieri sera dilagava, malgrado le multe imposte dall’Agcom ai telegiornali troppo squilibrati in suo favore, e Santoro che giovedì per andare in onda chiedeva la carità a Sky, a Internet e ai canali satellitari, si potrebbe pensare che, senza dirselo, i due si fossero messi d’accordo, talmente grottesca era nelle due versioni la loro rappresentazione dell’Italia.
(M. Sorgi)
